È una festa che ha radici antichissime e piatti che, da soli, valgono il viaggio.Qui raccontiamo storia, tradizioni e piatti tipici del Natale romano, con aneddoti e curiosità da tirare fuori a tavola.
E se vuoi vivere tutto questo dal vivo, puoi festeggiare il Natale con il menù romano di Velavevodetto nei ristoranti di Roma e Milano.
Da Saturno al presepe: come nasce il Natale a Roma
Prima che diventasse la festa che conosciamo, a Roma il 25 dicembre era già una data importante. Nel IV secolo un calendario romano cita per la prima volta la Natività fissata proprio quel giorno. Non è casuale: la scelta si intreccia con i Saturnali e con il Dies natalis Solis Invicti, festa del solstizio d’inverno dedicata al dio Sole, fatta di banchetti, scambi di doni e ribaltamento delle regole sociali.
Insomma: prima di essere Natale, Roma già mangiava, beveva e si scambiava regali. La parte laica è nel DNA.
Da quei riti arriva anche uno dei simboli dolciari delle feste: il pangiallo romano, un pane-dolce rotondo e dorato, impastato con miele, frutta secca e canditi, che già in epoca imperiale si donava per augurare il ritorno del sole.
Oggi la scena è cambiata, ma il filo è lo stesso:
- il presepe e l’albero in Piazza San Pietro, allestiti ogni anno, trasformano la piazza in un grande teatro della tradizione;
- a mezzogiorno del 25 dicembre, il Papa affaccia dalla loggia della Basilica per il messaggio e la benedizione “Urbi et Orbi”, appuntamento seguito da tutto il mondo.
Il Natale romano nasce qui: una città in cui sacro e spettacolo convivono senza imbarazzo.
La Vigilia a Roma: “magro” sì, ma solo di nome
La Vigilia di Natale a Roma per tradizione è di magro: niente carne, ma non per questo una cena triste. Anzi.
Sulla tavola della Vigilia, secondo l’usanza romana, arrivano:
- spaghetti al tonno o alle vongole;
- pasta ai broccoli o zuppa di pesce;
- secondi di mare al forno e frittura di calamari e moscardini, spesso con patate e insalata a fare da contorno.
È un “magro” che pesa, eccome.
La notte può essere molto religiosa (messa della notte in una delle tante basiliche romane, o in San Pietro per chi vuole vivere la liturgia al centro del mondo cattolico) o molto laica:
- c’è chi va alla Messa di Natale e poi torna a casa per l’ultimo giro di dolci;
- c’è chi finisce la serata tra tombola, panettoni, prosecco e zii che litigano su chi bara (tradizione non riconosciuta dallo Stato, ma molto diffusa).
Il pranzo di Natale romano: brodo, abbacchio e dolci “ignoranti”
Se la Vigilia è di magro, il pranzo del 25 è l’esatto opposto: ricco, lungo e senza freni.
Il primo: stracciatella o cappelletti?
Il pranzo spesso si apre con una minestra che sa di casa: la stracciatella alla romana.
È una zuppa povera e geniale: brodo di carne (spesso quello della vigilia o preparato proprio per le feste) e un composto di uova, formaggio grattugiato e noce moscata, versato a filo nel brodo bollente. Le uova si rapprendono in “straccetti” ed è subito comfort food.
Nata come piatto di riciclo del brodo di Natale, la stracciatella è oggi un simbolo dei pranzi di festa nel Centro Italia, in particolare a Roma.
In alternativa (o in concorrenza), molti romani portano in tavola i cappelletti in brodo, piatto di pasta ripiena che apre ufficialmente le danze del pranzo di Natale.
Il secondo: abbacchio, polli e tradizioni familiari
Se pensiamo all’agnello, lo leghiamo istintivamente alla Pasqua. È vero… ma non del tutto. Nel Lazio, dove la tradizione agricola e pastorale è forte, abbacchio e carne ovina compaiono spesso anche a Natale.
Sul tavolo romano, quindi, possiamo trovare:
- abbacchio al forno con patate, morbido dentro e ben rosolato fuori;
- costolette di abbacchio alla scottadito, da mangiare quasi ustionandosi le dita;
- oppure grandi secondi di carne “di famiglia”: cappone, pollo ripieno, arrosti misti.
Accanto alla carne, non mancano i contorni romani:
- puntarelle alla romana (con alici e aglio);
- broccoletti ripassati in padella con aglio, olio e peperoncino;
- insalate che fingono di “alleggerire” il tutto.
I dolci: pangiallo, panpepato e l’invasione di panettoni
Capitolo dolci: qui Roma mostra tutta la sua doppia anima.
Da una parte, il lato tradizionale:
- il già citato pangiallo romano, dolce di frutta secca, miele, uva passa e canditi, giallo come il sole, simbolo di buon auspicio per il nuovo ciclo dell’anno;
- il panpepato, dolce ricco di miele, frutta secca, spezie e cioccolato, tipico delle feste nel Centro Italia.
Dall’altra parte, la modernità: panettoni, pandori, torroni industriali, panettoni artigianali “gourmet”, tiramisù e dolci al cucchiaio.
Il risultato è sempre lo stesso: alla fine del pranzo qualcuno dirà “non ce la faccio più”… cinque minuti prima di “assaggiarne solo un pezzettino”.
Natale sacro: presepi, messe e Roma che diventa centro del mondo
Vivere il Natale a Roma significa, volendo, essere dentro l’immaginario del Natale cattolico.
I momenti chiave:
- la Messa della notte di Natale in San Pietro, presieduta dal Papa, oggi spesso in orario serale ma legata alla tradizione della “Messa di mezzanotte”;
- il messaggio di Natale e la benedizione Urbi et Orbi a mezzogiorno del 25 dicembre, trasmessi in tutto il mondo;
- il presepe monumentale e l’albero al centro di Piazza San Pietro, che ogni anno hanno tema, provenienza e simboli diversi.
In più, la città è piena di presepi:
- mostre dedicate ai presepi provenienti da ogni parte d’Italia e del mondo;
- rappresentazioni nelle parrocchie di quartiere, spesso con figuranti, cori, bambini e profumo di vin brulé e ciambelloni all’uscita.
È il lato sacro, solenne, ma in stile romano: profondità sì, ma senza prendersi troppo sul serio.
Natale laico: mercatini, luci e festività molto poco minimal
Accanto al Vaticano, c’è la città che si accende. Alcuni punti fissi del Natale laico a Roma:
- il mercatino di Natale di Piazza Navona, con giostre, bancarelle, dolci, giocattoli e un’aria da festa popolare che inizia a dicembre e si trascina fino all’Epifania;
- i grandi eventi natalizi nei parchi e nelle ville storiche, con installazioni luminose, spettacoli ed esperienze immersive dedicate alle feste;
- le luci nelle vie del centro – via del Corso, via Condotti, piazze storiche – dove romani e turisti passeggiano tra vetrine, vin brulé, castagne e selfie sotto gli addobbi.
Qui il Natale è soprattutto:
- passeggiate;
- shopping dell’ultimo minuto;
- aperitivi “di auguri”;
- cene con colleghi, amici, gruppi vari.
Il tutto, ovviamente, sempre accompagnato da cucina romana: perché dopo aver visto presepi, mercatini e luminarie, prima o poi qualcuno dirà: “Ce la famo ‘na cacio e pepe?”
5 cose che forse non sapevi sul Natale a Roma
- Il Natale “ruba” la data ai Saturnali
La scelta del 25 dicembre per la Natività si intreccia con antiche feste pagane legate al solstizio d’inverno: banchetti, doni e simboli di luce esistevano ben prima dell’albero decorato. - La stracciatella è un piatto di riciclo… geniale
Nasce per riutilizzare il brodo di carne delle feste, trasformandolo in un piatto nuovo con uova e formaggio. Oggi è uno dei primi più identitari del Natale romano. - Pangiallo: il “sole” che si mangia
Rotondo e giallo, simboleggia il ritorno della luce dopo il solstizio. In origine era legato a riti pagani, poi è diventato il dolce delle feste cristiane. - Abbacchio: non solo Pasqua
Anche se è il re del pranzo pasquale, nel Lazio l’agnello da latte si mangia volentieri anche a Natale, complice la forte tradizione pastorale della regione. - Il Natale romano è sempre “doppio”
Nella stessa giornata puoi passare dal silenzio di una basilica piena di candele alla confusione di Piazza Navona, dai canti liturgici alla tombola urlata sul tavolo del salone. E nessuno ci vede una contraddizione.
In sintesi, il Natale a Roma è un incrocio perfetto tra storia antica, ritualità religiosa e felicissima voglia di stare a tavola.
Che tu lo viva in chiesa, in famiglia, in trattoria o per strada tra presepi e mercatini, una cosa è certa: a Roma il Natale non è mai solo una data sul calendario, ma un’intera liturgia di gesti, profumi e piatti che si ripete – e si reinventa – anno dopo anno.
E se vuoi trasformare tutto questo in un pranzo o in una cena da ricordare, scopri il menù romano di Natale di Velavevodetto e festeggia con noi nei ristoranti di Roma e Milano.




