Strutto: l’ingrediente dimenticato che dà vita ai dolci di Carnevale romani

C’è un profumo che annuncia il Carnevale a Roma prima ancora delle maschere: quello dello strutto caldo. Antico, intenso, autentico.
Oggi lo guardiamo con sospetto, lo evitiamo, lo sostituiamo. Ma per secoli lo strutto è stato il cuore pulsante della cucina romana, soprattutto quando si parlava di dolci fritti. Senza di lui, il Carnevale, quello vero, non avrebbe avuto lo stesso sapore.Parliamo di un ingrediente che non nasce per moda, ma per necessità e intelligenza popolare. In una cucina povera, dove nulla si buttava, lo strutto era il grasso disponibile, stabile, profumato, perfetto per friggere e impastare. E Roma, come sempre, lo ha trasformato in identità.

Perché proprio lo strutto?

Prima dell’olio diffuso e dei burri “da nord”, lo strutto era il grasso di casa. Veniva dalla lavorazione del maiale, animale centrale nella tradizione contadina, e aveva qualità tecniche straordinarie:

  • Punto di fumo alto: ideale per fritture asciutte e croccanti.
  • Sapore neutro ma avvolgente: non copre, accompagna.
  • Struttura perfetta negli impasti: rende i dolci friabili, leggeri, mai unti.

Il risultato? Fritti dorati, asciutti, fragranti. Dolci che si sciolgono in bocca ma non pesano. Una magia che nessun grasso moderno riesce davvero a replicare.

I dolci di Carnevale senza strutto non sarebbero gli stessi

Nel Carnevale romano, lo strutto non è un’opzione: è tradizione pura. È lui che dà voce a dolci nati per essere condivisi, mangiati con le mani, spolverati di zucchero e risate.

  • Frappe (o sfrappe): sottili, bollose, leggere come aria. Con lo strutto diventano fragranti e mai gommose.
  • Castagnole: morbide dentro, croccanti fuori. Lo strutto garantisce una frittura uniforme e asciutta.
  • Ciambelline fritte: dorate, profumate, irresistibili. Senza strutto perderebbero carattere.

Non è nostalgia: è tecnica. È chimica naturale. È sapere tramandato.

Uno stigma moderno da superare

Negli ultimi decenni lo strutto è stato demonizzato, spesso senza contesto. Ma la cucina romana insegna una cosa chiara: conta la quantità, non l’ingrediente. Usato con misura e rispetto, lo strutto non appesantisce. Al contrario, migliora struttura e risultato finale.

È un ingrediente che chiede consapevolezza, non abuso. Come tutto ciò che è autentico.

La nostra scelta: memoria, tecnica, verità

Da Velavevodetto non rincorriamo mode. Rincorriamo il gusto vero. E quando arriva il Carnevale, scegliamo di far parlare la tradizione: dolci fritti come si facevano una volta, con lo strutto che profuma la cucina e racconta Roma.

Non per provocazione, ma per rispetto. Perché certi sapori non si possono tradire.

Se vuoi assaggiare i dolci di Carnevale romani come devono essere: leggeri, fragranti, autentici; vieni a trovarci.Ti basterà un morso per capire che lo strutto non è il passato: è una lezione che vale ancora oggi.
Carnevale romano: quando la tradizione frigge nello strutto e sa di felicità.
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