Carnevale a Roma: i dolci e i piatti tipici della tradizione romana

Prima delle maschere, dei coriandoli e delle risate, a Roma arriva il profumo. Quello dei fritti, dello strutto caldo, dello zucchero a velo. È Carnevale, ed è una cosa seria.

Il Carnevale romano non è solo una festa: è un rito gastronomico. Un momento dell’anno in cui la cucina si concede l’eccesso, perché poi arriva la Quaresima, e prima di stringere la cintura… a Roma si mangia. E si mangia bene.Qui il Carnevale non è mai stato fatto di piatti eleganti o leggeri. È una cucina popolare, generosa, fritta. Una cucina che nasce per stare in strada, nelle case, nelle osterie, con le mani unte e il sorriso largo.

I dolci di Carnevale: zucchero, fritto e felicità

Partiamo dai dolci, perché a Carnevale comandano loro. Non esiste romano che non abbia un ricordo legato a una spolverata di zucchero a velo e a un vassoio che sparisce in pochi minuti.

Frappe (o sfrappe)

Sottili, leggere, bollose. Fritte nello strutto e poi sommerse di zucchero a velo. Le frappe sono il simbolo assoluto del Carnevale romano: croccanti al morso, fragili tra le dita, irresistibili.

Castagnole

Piccole, rotonde, golose. Croccanti fuori, morbide dentro. Le castagnole sono il dolce che non aspetta: una tira l’altra, senza possibilità di difesa.

Ciambelline fritte

Dorate, profumate, passate nello zucchero quando sono ancora calde. Sono la versione più rustica e sincera del dolce di Carnevale: poche cose, fatte bene.

Lo strutto: il vero protagonista nascosto

Dietro quasi tutti i dolci di Carnevale romani c’è lui: lo strutto. Ingrediente oggi discusso, ma storicamente imprescindibile.
Garantisce fritture asciutte, croccanti, leggere. Non è nostalgia: è tecnica. Senza strutto, il Carnevale romano perderebbe identità.

I piatti salati del Carnevale romano

Anche se i dolci rubano la scena, il Carnevale a Roma ha sempre avuto anche il suo lato salato. Piatti robusti, da condividere, spesso fritti o ricchi, perfetti per accompagnare giorni di festa.

Fritti misti

Supplì, fiori di zucca, baccalà fritto. Il fritto romano non ha stagione, ma a Carnevale diventa protagonista assoluto. Croccante, saporito, senza compromessi.

Pasta e piatti “di sostanza”

Nei giorni di Carnevale non si lesinava: paste condite, sughi importanti, piatti che “preparavano” al digiuno successivo. Non esisteva leggerezza, esisteva abbondanza consapevole.

Carnevale: mangiare prima di fermarsi

Il senso profondo del Carnevale romano sta tutto qui: godere prima della pausa. È una cucina che celebra il corpo, il gusto, la condivisione. Non si conta, non si pesa, non si giudica.

È una festa che passa dal piatto, perché a Roma le cose importanti si dicono sempre a tavola.

Il Carnevale secondo Velavevodetto

Da Velavevodetto il Carnevale lo rispettiamo così com’è: fritto fatto bene, dolci come una volta, ingredienti veri.
Niente rivisitazioni forzate, niente scorciatoie. Solo tradizione, tecnica e memoria.

Se vuoi vivere il Carnevale romano attraverso i suoi sapori, vieni a trovarci.
Ti basterà un morso per capire che il Carnevale, qui, non è mai finito davvero.

A Roma il Carnevale non si traveste: si mangia.
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