Settembre, a Roma, ha un profumo preciso: è quello dell’uva appena colta, che tinge le mani dei contadini e colora le tavole con il suo sapore generoso. Simbolo del raccolto, della festa, della tavola abbondante, l’uva non è solo un frutto: è cultura, memoria, vino, e per chi è cresciuto tra i colli romani, è quasi un fatto personale.
Una storia antica quanto Roma
Il legame tra Roma e l’uva è millenario. Già i Latini la consideravano dono degli dei, e il vino romano era uno dei più apprezzati del Mediterraneo. Nel “De Agri Cultura”, Catone descrive con precisione la cura delle vigne e la selezione delle uve. Col tempo, la vite è diventata simbolo di prosperità, e le campagne intorno all’Urbe — in particolare i Castelli Romani — sono ancora oggi punteggiate da filari ordinati e cantine tramandate di generazione in generazione.
Uva da tavola e da cucina: molto più che un frutto
Nella cucina romana l’uva compare in modi spesso inaspettati. Non solo come frutto da fine pasto o spuntino, ma anche come ingrediente di piatti che sorprendono per equilibrio e gusto:
- Nel pollo coi peperoni, dove qualche acino fresco stempera la sapidità del piatto
- Nei dolci rustici, come la schiacciata con l’uva, antica preparazione laziale che unisce pane, mosto e frutta
- Nelle insalate tiepide di stagione, abbinata a formaggi freschi o erborinati
- Nei mostaccioli e nei biscotti del vino, che conservano il profumo dei filari anche d’inverno
L’uva è anche il primo passo verso una delle eccellenze romane più amate: il vino dei Castelli, quello vero, bevuto “alla romana”, in osteria con la porchetta, il pane sciapo e le risate genuine.
Curiosità: quando il vino si faceva in casa
Fino a pochi decenni fa, a Roma — specialmente nelle borgate — c’era chi faceva il vino in casa. Si compravano le cassette d’uva direttamente dai produttori o dai mercati generali, si schiacciavano gli acini coi piedi dentro i tini, e poi si lasciava fermentare il tutto nelle cantine di famiglia.
Non era raro trovare bottiglioni tappati col sughero e conservati “per le feste”. Alcuni tengono ancora oggi quelle damigiane come cimeli, ricordi di un tempo in cui il vino era fatto con le mani (o coi piedi se preferiamo), la pazienza e l’istinto tramandato a voce.
Il vino romano: Frascati, Marino, Cesanese e amici
La produzione vinicola del Lazio è oggi un punto di forza dell’enogastronomia regionale. I più noti?
- Frascati Superiore DOCG: fresco e floreale, perfetto con i primi della cucina romana
- Marino DOC: il bianco da tavola per eccellenza
- Cesanese del Piglio DOCG: rosso corposo, ideale con carni e formaggi
- Malvasia puntinata, Bellone, Grechetto: uve autoctone che rendono il vino del Lazio unico e riconoscibile
Non serve cercare altrove: il vino buono ce l’abbiamo a casa. Basta saperlo apprezzare e raccontare.
Vieni a brindare con noi da Velavevodetto
Da Velavevodetto, l’uva non finisce col dessert. La celebriamo ogni giorno attraverso una selezione di vini laziali curata, locale, identitaria. E quando il tempo lo permette, la serviamo anche in piatti stagionali, dolci o salati, per ricordarci che ogni acino è un piccolo frammento di storia romana.
Perché a Roma, la cucina si fa con quello che dà la terra… e la vite.


