A Trastevere non si cammina: si attraversa il tempo. Ogni sampietrino racconta una storia, ogni vicolo sa di qualcosa. Ma più di tutto, Trastevere si annusa. Sì, perché è il quartiere romano dove la vita si sente prima col naso e poi con gli occhi. Qui, il cibo non è solo cultura: è respiro quotidiano. E la trippa alla romana, tra tutti i piatti, è quello che più racconta il cuore di questo rione. Pronti a partire in un viaggio sensoriale tutto romano verace?
Trastevere: un quartiere che cucina
C’era un tempo in cui Trastevere era il quartiere del popolo, altro che del turismo. Gente semplice, con le mani in pasta e i piedi ben piantati nella realtà. La cucina nasceva nelle case, ma si allargava alle strade, ai cortili, alle trattorie che ancora oggi resistono ai colpi del tempo. Era la cucina della tradizione orale, del “fai così perché così si fa da sempre”.
Nel cuore di questi sapori c’era, e c’è ancora, il quinto quarto. Le frattaglie, le interiora, gli scarti nobili trasformati in piatti da re. E la trippa, insieme alla coda, alla pajata, alla coratella, diventa simbolo di questa Roma che non butta nulla, che fa del recupero un’arte e del sugo una religione.
l sabati romani e la trippa
A Roma, lo dicevano anche i muri:
“Giovedì gnocchi, venerdì pesce, sabato trippa.”
Era un rituale. Il sabato era il giorno in cui i macellai offrivano i tagli poveri, e la trippa era l’ingrediente principale nelle cucine delle case popolari. Pulita, bollita, stufata con pomodoro, carota, cipolla, vino bianco e mentuccia. Poi una grattugiata di pecorino romano e… silenzio a tavola.
La trippa alla romana non ha bisogno di effetti speciali. È intensa, profonda, confortante. Ti riempie lo stomaco ma anche il cuore, ti fa innamorare. È un piatto che ha dentro il gesto lento, la pentola grande, le chiacchiere familiari e il pane da inzuppare. Ma non è solo questo Trastevere…
Passeggiare, mangiare, respirare
Passeggiare per Trastevere è un viaggio dei sensi. C’è il profumo della pizza bianca appena sfornata, l’odore dell’olio caldo che frigge il baccalà, l’aroma della mentuccia che sobbolle nel sugo di trippa dietro una finestra.
Ogni trattoria ha la sua versione, ogni osteria ti serve il suo racconto. Qualcuna la fa più “tirata”, quasi asciutta. Altre la vogliono ricca di sugo, da mangiare col cucchiaio. E ovunque la trovi, la trippa qui non è moda: è memoria.
Trastevere e il gusto del popolo
Non è un caso che il quinto quarto sia nato qui. Trastevere è la parte di Roma che ha sempre vissuto un passo fuori dal centro, con le mani del lavoro e la fame sempre pronta a diventare creatività.
Dalla trippa alla coda, dalla pajata al baccalà, la cucina di Trastevere è fatta di sapori decisi, ingredienti umili e orgoglio smisurato. Non si mangia per nutrirsi: si mangia per vivere, per stare insieme, per dire “questa è casa”.
E se dopo questo viaggio ti è venuta fame…
Lo capiamo bene. Se questi odori ti sono arrivati fin qui, se la trippa ti ha parlato, se hai sentito il rumore dei vicoli anche da seduto, allora sai cosa fare.
Ti aspettiamo da Velavevodetto. Perché la nostra cucina parla la stessa lingua: quella della tradizione romana fatta con rispetto, ingredienti veri e mani esperte.
Ci trovi a Testaccio, dove tutto è cominciato. E anche a Prati, dove portiamo lo stesso spirito ogni giorno, tra un guanciale croccante e un bicchiere di vino sincero.


